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GIPaleo

Gentili Colleghi,
in data 8 giugno 2007 il Consiglio Direttivo della SIAPEC-IAP ha approvato la costituzione del Gruppo Italiano di Paleopatologia (GIPaleo). Il gruppo di studio è finalizzato a creare una rete di collegamento tra gli studiosi con maggior esperienza nel campo della paleopatologia umana ed a promuovere la diffusione della disciplina tra i colleghi più giovani.
Come è noto, la paleopatologia studia le malattie del passato soprattutto dal punto di vista morfologico e, negli ultimi anni, ha assunto la configurazione di disciplina autonoma, differenziandosi nettamente dalla storia della medicina. Se quest’ultima tratta prevalentemente l’evoluzione del pensiero e della scienza medica basandosi su fonti storico-letterarie, la paleopatologia studia invece le malattie del passato tramite l'esame diretto dei resti umani antichi. La paleopatologia ha compiuto enormi progressi negli ultimi decenni, grazie soprattutto alle nuove tecnologie biomediche (TAC, endoscopia, immunoistochimica, biologia molecolare) che hanno reso possibile l’esame dei resti umani antichi con metodi poco invasivi. Essa riveste un interesse antropologico, perché dai caratteri e dall'incidenza delle diverse patologie è possibile risalire allo stile di vita dei nostri progenitori, e medico, in quanto la comprensione dell’origine e delle modalità di sviluppo delle malattie antiche può contribuire al miglioramento anche della medicina attuale.
Poiché l’oggetto di studio della paleopatologia è rappresentato da materiale umano, sembrerebbe scontato il ruolo centrale dell’anatomopatologo, il quale possiede inoltre adeguata familiarità con alcune delle tecnologie citate. Risulta infatti chiaro che, se l’approccio allo studio dei resti umani antichi non può che essere multidisciplinare e coinvolgere archeologi, antropologi fisici, storici ed altri studiosi, la paleopatologia deve costituire settore elettivo dell’anatomopatologo, unica figura professionale dotata di adeguate conoscenze sulla patologia e sulla gestione dei tessuti umani. Appare quindi necessario promuovere la diffusione della disciplina nella comunità dei patologi, onde evitare le frequenti intrusioni già operate da cultori di altre discipline.
Gli anni recenti hanno registrato un crescente impegno scientifico di alcuni patologi italiani nel campo della paleopatologia. Purtroppo, al raggiungimento di risultati ed obiettivi prestigiosi da parte di pochi Centri, fa da contraltare una diffusione ancora limitata della disciplina nella comunità degli anatomopatologi in ambito nazionale.
La Divisione di Paleopatologia dell'Università di Pisa ha accumulato una notevole esperienza in questo tipo di studi, avendo al suo attivo numerose campagne di indagine condotte su personaggi storici (Papa Gregorio VII, S. Antonio da Padova, Santa Zita da Lucca, Pandolfo III Malatesta, Cangrande della Scala, Federico da Montefeltro) e serie imponenti di epoca medievale e rinascimentale (sovrani aragonesi della Basilica di S. Domenico Maggiore in Napoli, granduchi medicei della Basilica di S. Lorenzo in Firenze). L'esame sistematico dei corpi mummificati di epoca medievale e rinascimentale ha consentito di effettuare diagnosi di malattie infettive quali vaiolo e sifilide evidenziando gli agenti patogeni antichi nei tessuti mummificati, di diagnosticare il cancro del retto che uccise il re di Napoli Ferrante I nel 1494 dimostrando la mutazione dell’oncogène K-ras, di riconoscere l’intossicazione da digitale che portò a morte Cangrande della Scala. Oltre ai risultati scientifici ottenuti, la scuola paleopatologica pisana può vantare il merito di essere uno dei pochi Centri istituzionalmente riconosciuti in ambito accademico, stante la recente costituzione della Divisione di Paleopatologia nel Dipartimento di Oncologia, dei Trapianti e delle Nuove Tecnologie in Medicina. Infine, la creazione del sito internet “paleopatologia.it”, recensito nei principali motori di ricerca, rappresenta il principale riferimento telematico italiano nel settore.
Tra le Sedi “emergenti” della paleopatologia va annoverata l’U.O. ospedaliera di L’Aquila che, a seguito di una collaborazione decennale con l’Università di Pisa, è riuscita a porre in essere una discreta rete di collaborazioni interdisciplinari a livello regionale (Radiologia, Ingegneria Chimica, Biologia Molecolare, Antropologia Fisica) che hanno consentito di effettuare studi e pubblicazioni di rilievo internazionale. Tale percorso di sviluppo, ancora tutt’altro che concluso, può costituire un valido modello per quanti volessero intraprendere ricerche in territori privi di tradizione paleopatologica.
Gli scopi principali del GIPaleo possono essere così elencati:
• riunire i Patologi italiani con interesse e/o esperienza nel campo della paleopatologia, favorendo lo scambio di informazioni e di materiali di studio;
• promuovere la diffusione della disciplina, soprattutto in ambito universitario e tra i colleghi più giovani;
• sviluppare collaborazioni scientifiche internazionali;
• organizzare incontri periodici a cadenza annuale ed eventi scientifici o formativi dedicati, specialmente nell’ambito SIAPEC-IAP;
• individuare Centri di riferimento per le differenti attività;
• promuovere linee guida al fine di pianificare la corretta integrazione con le differenti competenze necessarie (antropologi, archeologi, storici, etc.);
• informare gli iscritti, tramite newsletter periodica, sulle attività programmate dal gruppo e gli eventi di aggiornamento disponibili in ambito nazionale ed internazionale;
• interagire con gli altri Gruppi di Studio SIAPEC-IAP e le società scientifiche coinvolte in materia, per promuovere iniziative congiunte.

Coordinatore del GIPaleo sarà il Prof. Gino FORNACIARI;
responsabile della Segreteria Scientifica del gruppo sarà il Dott. Luca VENTURA.

Il 4° Congresso Nazionale della SIAPEC-IAP, che si terrà dal 5 al 9 ottobre 2007 fornirà l’occasione per effettuare un primo incontro tra i Colleghi già attivi nel settore ed illustrare le finalità del gruppo a quanti interessati all’argomento.

I promotori del GIPaleo:

Prof. Gino Fornaciari
Dott. Luca Ventura



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Data pubblicazione: 2007-06-26